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Poesia. Essere o non essere? Verso la mente di Nadia Campana.

di Stefano BardiCopertina VERSO LA MENTE

Succede a volte nella poesia, che la fama di un poeta e di conseguenza la sua riscoperta avvengano dopo la sua dipartita, proprio come nel caso in questione della poetessa, traduttrice e saggista Nadia Campana nata a Cesena nel 1954 e morta sucida a soli trentuno anni a Milano lanciandosi da un ponte, nel 1985[1].

Poetessa, che già nel 1984 scrisse le sue uniche cinquanta poesie e che verranno pubblicate, dopo cinque anni dalla sua dipartita nella raccolta del 1990 con il titolo Verso la mente (curata da Milo De Angelis e Giovanni Turci), per essere poi inserita nella postuma opera omnia del 2014 dal titolo Visione postuma a cura di Milo De Angelis, Giovanni Turci ed Emi Rabuffetti. Un‘opera quella del 1990 sulla quale ancora oggi dopo ventinove anni dalla sua pubblicazione, non è stato pubblicato un saggio che ben illustri la sua poetica, ma solo e unicamente interventi giornalistici, recensioni e articoli online come per esempio quello della giovane ricercatrice leccese Annalucia Cudazzo (Casarano, 1993) che sarà da me usato come punto di partenza per poi allargare ancora di più, l’analisi sull’opera poetica di Nadia Campana.

 

Opera questa divisa nelle due sezioni Verso la mente e Orario,  dove nella prima come ci dice la giovane ricercatrice leccese, possiamo leggere liriche incentrare sul tema della realtà dai toni intimi, che insegue incessantemente la strada per raggiungere la summa esistenziale solamente raggiungibile con la contrapposizione, fra tesi e antitesi. Liriche queste, che sono costruite da Nadia Campana come delle schegge irreparabilmente irricucibili, di un unico e grande corpo vivente[2]. Parole troppo brevi e veloci queste, alle quali ne vanno aggiunte per forza di cosa delle altre. Un corpo quello della poetessa cesenatica che altro non è che la quotidiana realtà frantumata e sciamannata, dove non c’è limite alla finta allegria[3]. Un corpo e tante realtà, dove secondo una prima chiave di lettura, la poetessa cesenatica non ha più voglia di vivere e lasciarsi abbracciare invece, dal vuoto più assoluto[4]. Una seconda chiave di lettura vede la realtà, come un luogo in cui l’anima della poetessa è spezzata in infiniti pezzi, che a loro volta però partoriscono, crescono, educano e abbracciano nuove vite[5]. Una terza e ultima chiave di lettura, concepisce la realtà come un mondo dove si cerca di illuminare la figura del padre ormai annebbiato da cimiteriali brume, perché è concepito nel cuore della figlia poetessa come una fonte di salvezza e una cura al suo dolore spirituale[6]. Corpo, realtà e parole che sono concepite da Nadia Campana come l’Ordine per tutte le cose e come la Lingua per comprendere l’umanamente concepibile, comprensibile e accettabile[7]. Il tutto costruito con una scrittura rivoluzionaria che è composta da liriche senza titolo, liriche scritte interamente in maiuscolo, liriche senza punti finali, liriche iniziate in maiuscolo e finite senza nessun punto finale e tanto altro ancora. Linguaggio e scrittura queste, che riportano alla mente la poesia della poetessa leccese Claudia Ruggeri e che insieme a quella di Nadia Campana trattano in parte il tema del dolore esistenziale, ma quella della poetessa cesenatica lo tratta più nel dettaglio con il rapporto Realtà-Corpo, Realtà-Reminiscenza e Realtà-Tempo come vedremo a breve. Un dolore che al pari della poetessa leccese l’ha portata a togliersi la vita, ma a differenza di Claudia Ruggeri che cercò di colmare il vuoto esistenziale e il vuoto della pagine bianche con la poesia, la poetessa Nadia Campana concepisce il vuoto come un universo, nel quale dolcemente dormire e calorosamente farsi coccolare.

 

Passiamo ora alla seconda sezione Orario, dove la realtà qui descritta si muove all’interno di un tempo, che, come ci dice la giovane ricercatrice leccese Annalucia Cudazzo è inteso dalla poetessa cesenatica come la misurazione del cammino della Vita. Un tempo questo in cui trova spazio il tema dell’amore come passione, come ombra demoniaca, come protezione e il tema dell’erotismo inteso come la fusione di due corpi ignudi e che a sua volta è collegato al tema del vuoto, non però stavolta dai toni esistenzialistico-mortiferi della prima sezione, ma legati al sesso e alla vagina. Una passera che rappresenta il mondo in cui è racchiusa l’energia degli uomini e allo stesso tempo però, rappresenta anche la carne della donna troppe volte maltrattata e svuotata sentimentalmente. Un realtà infine, che si muove all’interno di un tempo esistenziale e che è schiaffeggiata da un vento in grado di far spostare la polvere, da un vento duro come le pietre, da un vento in grado di muovere le onde esistenziali e da un vento con un cuore colmo di pace[8]. Parole queste alle quali ne vanno aggiunte altre e che amplieranno, alcuni temi già trattati poc’anzi dalla giovane ricercatrice leccese. Un primo tema è quello dell’erotismo inteso sì come una fusione di due o più corpi ignudi, ma allo stesso tempo questa fusione va intesa come un termoconduttore che nutre le carni fuse insieme alimentandole con intense gioie[9]. Un secondo tema è quello del vento sensuale e intensamente erotico, che unisce le carni maschili in candide e selvagge vagine[10]. Un terzo tema è quello della Morte intesa come una sorella che ci conduce in chimerici universi e come una tirannica madre, che annebbia il nostro ricordo nel cuore dei nostri calorosi affetti ancora in vita[11]. Un quarto e ultimo tema è liricizzato attraverso la metafora del cammino esistenziale inteso come un ruscello, che crea, educa, uccide e por ricomincia da capo il suo cammino esistenziale[12]. Il tutto come per la prima sezione realizzato con una scrittura rivoluzionaria composta da liriche senza titolo, liriche scritte interamente in maiuscolo, liriche senza punti finali, liriche iniziate in maiuscolo e finite senza nessun punto finale, enjambement, lessemi spezzati tra la fine della frase e l’inizio di quella successiva, scritture cubistiche con stringhe dall’identica misura, lessemi stranieri e tanto altro ancora.

Bibliografia di Riferimento:

CAMPANA N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990.                          

[1] Cudazzo A., Nadia Campana e il bipolarismo poetico di “Verso la mente”, Centro di ricerca PENS: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture – Dipartimento Studi Umanistici, Università del Salento, Lecce, 17 ottobre 2017, https://www.centropens.eu/materiali/articoli/item/114-nadia-campana-e-il-bipolarismo-poetico-di-verso-la-mente.

[2] Cudazzo A., Nadia Campana e il bipolarismo poetico di “Verso la mente”, Centro di ricerca PENS: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture – Dipartimento Studi Umanistici, Università del Salento, Lecce, 17 ottobre 2017, https://www.centropens.eu/materiali/articoli/item/114-nadia-campana-e-il-bipolarismo-poetico-di-verso-la-mente.

[3] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 11 (“[…] guardo il ponte, un vero confine, / strappo le tasche e dal biglietto la sua fede: / si scioglie sulla guancia / la gioia del declassato. […]”)

[4] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 12  (“[…] volontà emana la bocca / né più mi rimetto alla scossa iniziale / cadessero a capofitto / nella poesia / che drappeggia / le pietre […]”)

[5] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 19  (“[…] Adesso tu devi guardarmi / per quella collana di sì / nella mia pelle che apre / la piana la strada / e i fondi della notte / i centesimi della sete.”)

[6] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 23  (“Ho fatto un grande sogno ma non ne ricordo / niente babbo amiamo le teste bruciate / dell’amore ma non la misericordia e / i chiodi come coltelli di gelosia / tra poco cadrà la strada su di te / spergiuro sulla mia infanzia scrivo / lettere, se non mi dai da mangiare / i capelli mi diventeranno come crine […]”)

[7] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 34  (“[…] l’acqua mutare in aria / eseguire la caduta / usare le labbra […]”)

[8] Cudazzo A., Nadia Campana e il bipolarismo poetico di “Verso la mente”, Centro di ricerca PENS: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture – Dipartimento Studi Umanistici, Università del Salento, Lecce, 17 ottobre 2017, https://www.centropens.eu/materiali/articoli/item/114-nadia-campana-e-il-bipolarismo-poetico-di-verso-la-mente.

[9] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 51 (“[…] voltandosi verso i ragazzi pronti / gli asciugamani pronti con caldi profumi / in un momento si liberarono leggeri / si tuffarono unendo le mani / circondandola di una allegra e vivace catena”)

[10] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 66 (“[…] A corsa di ore un vento gigante / chiede la storia delle biciclette / e delle ragazze innamorate, / quando si scambia con questa pietra / appena bagnata, apre liste / battendo una moneta contro / bocce di vetro. […]”)

[11] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 52 (“Ti inoltri e ne fai a meno, tempo sintetico anticipi / in ogni sfumatura il bersaglio.  vedi un ponte e un / pilone che non avevi mai notato, è molto bello, non / te lo aspettavi e ora resiste.  da dove? chi l’ha / ispirato? certamente qualcosa, il caso forse.  le fac- / ce hermose dei treni esempi ogni tanto di invisibilità. […]”)

[12] Campana N., Verso la mente, Crocetti Editore, Milano, 1990, p. 59 (“[…] il ruscello ha / molta fretta e trascina / la sua famiglia senza fine”)

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