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“Talk ” conversazioni letterarie per autori indipendenti Domenica 18 novembre h.17.00 Recanati

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Poesia. Una poetessa del 1500: Gaspara Stampa

Gaspara-Stampa

 

di Alessandra Gabbanelli

Nata a Padova nel 1523 da famiglia milanese, avendo perduto il padre in tenera età, si stabilì a Venezia con la madre, la sorella e il fratello Baldassarre, anch’egli poeta. Amando il canto e la musica, la vita libera ed elegante, strinse relazioni con artisti, letterati e nobiluomini. La relazione con il Conte Collaltino di Collalto durò tre anni e le ispirò molte delle sue più belle rime che compongono il “Canzoniere”. Abbandonata dal Collalto, ebbe altri amanti tra cui Bartolomeo Zen. La morte a soli trentuno anni della scrittrice ha contribuito a creare intorno a lei un’aura romanzesca carica di passionalità e drammaticità tanto da definirla una nuova Saffo. Se consideriamo la sua vita inserita nel costume rinascimentale, tra mondanità ed eleganza, la sua poesia può essere letta come effusione di un’anima sensibile, senza troppe complicazioni psicologiche e stilistiche, e un poco propensa a qualche civetteria femminile. Il Conte di Collalto non corrispose mai con eccessivo calore ai trasporti della donna.  Visse infatti spesso lontano da lei in Francia e spesso la lasciò per visitare i suoi feudi, finché non scelse di sposare una nobile. Tra la vita privata e la poesia di ANASSILLA, come si faceva chiamare (da ANAXUS, nome latino del Piave che bagnava le terre del Conte), vi è uno stretto rapporto. Dalla professione stessa di musicista infatti, l’autrice ebbe l’impulso a scrivere melodicamente la sua lirica amorosa, con la grazia e la musicalità dei componimenti popolari. Nel suo Canzoniere un posto notevole è occupato dai madrigali dove meglio riconosciamo il virtuosismo melodico, la parola trasformata in sospiro. Ecco alcuni versi esemplari sul tema Amore e Morte:

“L’empio tuo strale, Amore,

è più crudo e più forte

assai che quel di Morte;

ché per Morte una volta sol si more,

e tu col tuo colpire

uccidi mille, e non si può morire.

Dunque, Amore, è men male

la morte che ‘l tuo strale.”

Le sue liriche quindi sembrano destinate ad essere musicate. Nella vita della poetessa si intercalano momenti di gioia sublime in cui ella è presa da un insaziabile desiderio di godere indicibilmente della presenza dell’amato e momenti di acuto dolore per la lontananza e il tradimento dell’uomo che ama, tanto da essere spinta a desiderare la morte. Mentre l’amato è lontano, ella ricorda le notti e i giorni trascorsi nella felicità ed esprime il tormento che le arreca la gelosia, arrivando a dare un consiglio alle altre donne innamorate: “Prendano esempio l’altre che verranno a non mandar tant’oltra i disir sui, che ritrar non si possan dall’inganno.” Quando Gaspara Stampa ruppe la relazione con il Conte, si innamorò di Bartolomeo Zen e, quasi sicuramente, è dedicato a lui il sonetto che contiene la frase “Viver ardendo e non sentire il male.” Tale verso piacque tanto a Gabriele D’Annunzio che lo citò nel “Fuoco”. Questa confessione del nuovo amore è piena di languore e tenerezza, note queste che ritroviamo persino nelle rime di pentimento che chiudono il Canzoniere. La preghiera a Dio è un po’ un abbandono alla volontà di un Amante che non può tradire:

“Tu volesti per noi, Signor morire,

tu ricomprasti tutto il seme umano,

dolce Signore, non mi lasciar perire.”

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