bacheca social

sostienici


Informadonna. Quando il cervello lascia “un vuoto”

Fonte Internet

Fonte Internet

La nostra è un’epoca particolare… Troppo spesso dominata dall’ansia, dalla frenesia,
dalla tensione, siamo sempre di corsa a rincorrere qualcosa che ci sfugge, che
dobbiamo fare, che è impossibile rimandare. La società moderna non ci dà tregua, il
tempo sembra non bastare mai, i nostri ritmi sono scanditi da orologi e computer che
ci rendono schiavi della tecnologia e ci alienano dai nostri ritmi interni fisiologici. Il
lavoro, gli impegni, la routine quotidiana, gli automatismi, la fretta assorbono ogni
energia e ci rendono sempre più affaticati e stressati. Il cervello, stanco per lo stress
fisico e mentale, per la carenza di sonno e per la ripetizione quotidiana di azioni e
gesti in una sorta di processo automatico, può avere un momento di black out tanto da
farci saltare inconsapevolmente un passaggio ed essere convinti di aver compiuto
azioni che in verità non abbiamo fatto. Si tratta di un’amnesia dissociativa ed è quella
che colpisce i genitori che dimenticano i figli in auto, spesso con esiti mortali dovuti
a ipertermia. L’amnesia dissociativa è una sorta di vuoto di memoria transitorio che
porta ad una sconnessione delle funzioni della coscienza dalla memoria, è come se
una parte della corteccia cerebrale venisse tagliata fuori e si dimenticasse un pezzo di
esistenza, di vita, di tempo. Un’amnesia temporanea che però è totale per quel lasso
di tempo, generalmente scatenata proprio da momenti di intenso stress o eventi
traumatici. E’ così che il cervello sovraffaticato lascia un vuoto: nella memoria…
nella vita. Pertanto è doveroso sottolineare che all’origine di simili tragedie non c’è
alcuna volontà, da parte del genitore, di fare del male al proprio figlio; episodi di
questo tipo non dipendono da una mancanza di amore, attenzione, considerazione,
dalla non curanza o dalla trascuratezza. Per la maggior parte dell’opinione pubblica è
impensabile che tali fatti possano accadere eppure accadono e potrebbero accadere a
chiunque. E’ bene non cadere in false e superficiali conclusioni: quel genitore non ha
dimenticato il figlio sul seggiolino, ha dimenticato di fare una tappa, di fermarsi a
scuola, rimanendo però convinto di averlo fatto. La routine quotidiana fatta di
comportamenti automatici e ripetitivi, soprattutto di mattina, porta le persone a
compiere sempre le stesse azioni nello stesso orario e con gli stessi tempi; può
succedere, però, che ci si possa confondere, che si cambi itinerario pur pensando di
rispettare il solito ordine dei gesti compiuti normalmente e si rompa la catena di
automatismi e azioni standard a cui siamo abituati. Ci si allontana così dal qui ed ora,
dal presente, dal compito o azione che si sta svolgendo anche solo per pochi minuti e
si dimentica, o meglio non si presta attenzione a quello che si sta facendo. In realtà
tutti ci dissociamo più di quanto immaginiamo… durante una lezione, una telefonata,
mentre qualcuno parla… il cervello può iniziare a seguire pensieri propri e andare da
un’altra parte. Quante volte parcheggiamo l’auto e non ricordiamo dove l’abbiamo

lasciata? Oppure mentre guidiamo, presi dai nostri pensieri o intenti a seguire la
musica, arriviamo a casa senza essere stati assolutamente coscienti di aver percorso
quella determinata strada? Simili tragedie, purtroppo sempre più frequenti con
l’arrivo della stagione calda, rendono i genitori stessi vittime di tali drammi. Essi si
rendono conto del tempo perduto solo quando trovano le prove di avere fatto cose che
non ricordano, o se vengono costretti a prenderne atto, in altri termini hanno un “buco
nero” nella memoria, una perdita improvvisa, temporanea e circoscritta di ricordi, una
vera e propria “amnesia per l’amnesia” e si riprendono solo al momento
dell’agghiacciante scoperta. Per evitare che tutto questo accada è bene non
sottovalutare e prestare attenzione a quei segnali di “stress oltre i limiti” come
stanchezza fisica e mentale, progressiva difficoltà di concentrazione e di memoria,
sonno disturbato, irritabilità, poca tolleranza ai cambiamenti, tendenza a fare le cose
in automatico, senza riflettere. Per evitare di correre il rischio di dimenticare i figli in
auto si potrebbero inoltre adottare dei piccoli accorgimenti utili a tenere sempre alta
la soglia dell’attenzione. Il più semplice è quello di mettere i propri oggetti personali
nei sedili posteriori, accanto al bambino, in modo tale che dovendo recuperarli, una
volta arrivati a lavoro, ci si renda conto che nostro figlio è ancora lì che aspetta di
essere preso in braccio per essere accompagnato, anche quel giorno, all’asilo.
Sarebbe bene, inoltre, abituarsi a parlare con il piccolo durante il tragitto in auto per
tenere sempre a mente la sua presenza e a guardare in macchina prima di allontanarsi,
evitando di scendere in fretta dal veicolo in modo automatico. Per monitorare al
meglio questa situazione si potrebbe anche prendere l’abitudine di chiamare il
coniuge, o il nonno, o chiunque sia la persona deputata a portare il bambino a scuola,
per ricordarsi a vicenda del bimbo. Si potrebbero utilizzare seggiolini con integrati
“segnala bebè”, installare nelle auto dei segnalatori acustici o visivi che indicano la
presenza di un bambino nel seggiolino o scaricare applicazioni antiabbandono per
smartphone.
Dovremmo aiutare la nostra memoria dato che lo stress agisce proprio sui
meccanismi mnemonici e il modo migliore per farlo è prendersi cura di sé,
fermandosi, quando necessario, per ricavare nel quotidiano dei momenti per noi
stessi, cercando di ritagliare quegli spazi e quei tempi che permettono di rigenerarsi
dagli innumerevoli impegni giornalieri e dallo stress che ne consegue.
dott.ssa Grassetti Valeria
Psicologa Clinica e Psicoterapeuta

Invia un commento

Puoi utilizzare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>