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Scuola. Ritratto di un maestro non comune: Pasquale Tocchetto

Albero della vita foto P. TocchettoMartedì 19 dicembre, nel primo pomeriggio, da Civitanova Marche sono salito a Morrovalle. Dopo la visita al cimitero, per pregare presso la tomba di famiglia, ho telefonato al maestro Pasquale Tocchetto chiedendogli se potevo passare da casa per fargli gli auguri di Natale. Cinque minuti dopo parcheggio la macchina in via Piave, dove abita, suono al campanello, mi apre, m’introduce nel proprio studiolo e la conversazione fila via per circa un’ora come d’incanto. M’informa subito delle sue ultime poesie. Le tira fuori dai suoi raccoglitori, ordinate per temi e argomenti. Il maestro ha festeggiato quest’anno novantuno primavere. Trova il tempo per leggere e scrivere, sempre dopo aver studiato ed essersi documentato sull’argomento da trattare.

Pasquale Tocchetto, classe 1926, maestro nella Scuola Primaria dal 1945 al 1992, ha accompagnato generazione di alunni sulle strade della vita nella conoscenza e nel sapere. Era il 1945 quando iniziava la sua carriera. La guerra era finita solo qualche mese prima: “In primaria di Trodica scuola, /terminata l’orrenda bufera, / cominciò l’esaltante carriera/ di docente di conto e parola”. Trodica è la frazione di Morrovalle, allora poco abitata, oggi ha più abitanti del capoluogo. La vita era grama e attraversata da stenti. Le ferite della guerra erano ancora dietro l’angolo: “Gli abitanti artigiani e rurali/ possedevano poche risorse, / per le belliche lotte trascorse, / che hanno leso perone e animali”. La scuola era distribuita sulle pluriclassi. Gli alunni di terza e seconda formavano una classe, quelli di prima, quarta e quinta l’altra classe: “Eran circa settanta gli allievi: / al mattino la terza e seconda; / quei di prima, dall’aria gioconda, / avanzavan solleciti e lievi // Percorrevano a piedi la strada, / con il freddo, la pioggia ed il vento; / proprio essi saran fondamento/ della vasta, ubertosa contrada”. Tanto il tempo trascorso da quel lontano inizio della carriera da maestro. Ecco allora il ricordo di chi non c’è più: “Un pensiero sentito è rivolto/ agli alunni ormai trasformati/ come angeli, in Cielo beati, / che proteggono il mondo sconvolto” (P. Tocchetto, memorabile scuola, Morrovalle, 25 marzo 2017).

Nel corso della conversazione, il discorso è scivolato sul mistero della vita, sul tempo, su cosa ci attende dopo la morte. I nostri morti “sono dentro di noi e niente mai ci separerà da loro. Ma che cos’è vero, alla fine, per me e per loro, di questa vita che se ne va, nessuno sa dove? Rispondere a questa domanda significa parlare di Dio” (Vito Mancuso, Io e Dio, pag. 15, Garzanti, Milano 2011). Non ci siamo soffermati più di tanto a trovare le risposte. Queste sono dentro di noi. Pasquale Tocchetto ha ancora molto da dire su tutto. Anche il terribile terremoto del 2016 diventa oggetto della poesia: “Tremò la terra in zona montana, / tra le regioni centrali ubertose, / terrorizzando la gente paesana/ di cittadine per storia famose” (P. Tocchetto, terra tremuit, Morrovalle, 26 novembre 2016). Nella stessa poesia, il maestro passa in rassegna le città più colpite: “Le più colpite: Accumoli, Arquata, Castelsantangelo, Ussita, Visso, / Norcia, Amatrice, assali rinomata: / tutte han provato l’orror dell’abisso”. Anche Morrovalle, il paese dove abita, ha avuto le proprie ferite: “Il centro storico di Morrovalle/ ha riportato allarmanti ferite/ e l’ampliamento di critiche falle/ per forti scosse, sovente avvertite. // Resi inagibili antichi edifici/ dagli incrinati pilastri portanti, / sono ingabbiati da saldi artifici; / cercan riparo gli afflitti abitanti. // Rimosso il blocco del traffico urbano, / mezzi e persone or posson girare; torna la vita normale pian piano/ e lo spavento conviene scacciare. // Viene a placare l’intensa amarezza/ il lieto evento del Santo Natale/ fonte di pace, speranza, allegrezza/ e garanzia del bene immortale”. In altre zone terremotate non è cambiato nulla rispetto all’anno scorso. Il nuovo Natale sia il lieto evento capace di dare ancora speranza.

Anche l’odissea dei migranti, nelle sue cause, conseguenze e drammi, viene messa in versi: “Ingiustizia, miseria e la guerra/ son tre bestie che ammorbano il mondo/ e tra i deboli compiono stragi,/ non sentendo pietà per chi erra. // Dittatori attaccati al potere, / idolatri di vane ricchezze, / sfruttatori di classe operaia, / impediscono fughe e prodezze. // Per sottarsi alle lotte e alla fame, / molti sono costretti a migrare/ verso libere terre ospitali, / affrontando incognite amare. // Dalle asiatiche, inquiete regioni, / dalla povera Africa scura, / ammassati su infidi barconi, / e fiducia in amici cortesi, / corredati d’indole buona. // Ma non tutti raggiungono le sponde/ delle isole e porti europei; / son parecchi a finire tra le onde/ con i teneri bimbi innocenti. //Sono accolti in strutture precarie/ di comuni e privati consorzi, / che forniscono vesti e cibarie, / nell’attesa d’un serio lavoro. // Fazioni retrive, egoiste/ voglion chiuder le proprie frontiere/ ai migranti creduti incivili/ e temuti per folli maniere” (P. Tocchetto, migranti, Morrovalle, 20 dicembre 2016). Sembra che in una città dell’Italia Settentrionale, la zona più ricca d’Italia, c’è chi vuole impedire che a Natale i barboni non debbano essere avvicinati da chi porta loro un piatto caldo. La poesia sui migranti si conclude così: “Fanno parte del genere umano,/ senza scala di razze e talenti, / le persone del verde pianeta, / nel progresso e cultura influenti. // Pur in essi un’anima alberga/ che li assimila ad ogni vivente; / sono quindi fratelli effettivi/ e figlioli del Sol trascendente”.

I novantuno anni raggiunti assieme ad altri quattordici coscritti è stata una piacevole occasione per festeggiare l’evento e comporre la poesia “L’albero della vita” ma solo dopo averne trovato il significato nella cultura cristiana, ebraica e celtica: “C’è un Albero pieno di vita/ con le foglie lobate e perenni; / le radici dan linfa squisita, / tronco e rami gagliardi e solenni. // Nel giardino dell’Eden è nato, / presso un fiume con rive ubertose/ all’inizio del mondo creato, / adornato di luci radiose” (P. Tocchetto, L’albero della vita, Morrovalle, 22 ottobre 2017). L’albero della vita si trasforma, nella poesia, in quello genealogico: “Discendenti di stesso casato, / con figure di ogni parente, / tra le foglie un nido han trovato, / in ricordo di lor permanente. // Nostre foto abbiamo sospeso/ al grand’Albero fonte di Vita, / dimostrando d’aver ben compreso/ il valore di squadra riunita. // Il traguardo raggiunto è un favore/ sorprendente e inatteso, donato/ dal benigno, pietoso, Signore/ che lodiamo con animo grato”.

“L’anniversario – scriveva il maestro nella lettera inviata agli amici che festeggiavano con lui la ricorrenza, “sia per tutti sorgente di coraggio, di speranza, di nuovi interessi e di piacevoli diversivi”. Non si smentisce mai Pasquale Tocchetto. A novantuno anni ha la giovinezza di un ventenne. Partecipa a tutti gli eventi del paese, quelli di giorno perché di notte fa fatica ad uscire. Ha dedicato alla locale corale “Santa Cecilia” una graziosa poesia che termina con questi versi. “Santa Cecilia, celeste patrona, / guida e incoraggia il vostro fervore; / viva passione per musica dona/ e v’assicura sostegno e vigore” (P. Tocchetto, L’operetta, Morrovalle, Santa Cecilia 2017). La poesia “Maria Immacolata” dedicata alla Madonna è stata distribuita dal parroco don Luigino Marchionni a tutti i fedeli della Parrocchia San Bartolomeo. Molto bello è il testo “Ave Maria – Lieta Armonia” nel quale l’autore passa in rassegna tutti i più grandi compositori che hanno musicato preghiere dedicate alla Madre di Gesù, da Schubert a Gounod, da Verdi a Rossini. Non poteva mancare un richiamo alla Santa Casa di Loreto: “In Santa Casa a Loreto discesa, / notizia arcana per primo s’udì; / l’Annunziata, turbata e sorpresa, / ha pronunziato al Padre il suo sì” (P. Tocchetto, Ave Maria, lieta armonia, Morrovalle, 15 agosto 2017).

 

Raimondo Giustozzi

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