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Recanati. Famiglia Carancini una storia da raccontare

 

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di Gian Luigi Carancini

Sul “Cittadino di Recanati”, quotidiano on line, si parla di una bambina polacca ‘adottata’ da mia zia Dolores Bocci vedova Carancini. La bambina si chiamava Bascia (conservo di lei un libretto della Potter, con la sua firma infantile, trovato in casa della zia Dolores), ed era la figlia di una coppia di militari polacchi al seguito del generale Sanders. La zia non ha mai adottato la bambina: l’ha ospitata ed assistita in quanto i genitori erano occupati quotidianamente nel servizio militare.

In quello stesso periodo accaddero due tragedie nella famiglia Carancini: due figli del cognato di zia Dolores, il prof. Mario Carancini (fratello maggiore di mio nonno Antenore) che abitava a Palazzo Bello, morirono in seguito agli eventi bellici.

1) Zio “Dido” morì all’inizio della guerra in Albania, abbattuto con il suo C.R. 42 nei cieli di quella nazione (nel frattempo era stato dichiarato asso dell’aviazione per aver abbattuto in poco tempo due velivoli inglesi). Il suo corpo non fu mai ritrovato (furono recuperati accanto al relitto di un C.R. 42 solo degli stivali appartenuti ad un individuo di notevole statura (zio Dido era alto oltre 1 metro e 90). Gli fu conferita la medaglia d’argento alla memoria.

Il quadro di Peruzzi che lo rappresenta è tratto da una foto in primo piano conservata allora dalla zia Dolores; gli aerei che volteggiano sulla sua testa e la rappresentazione del mezzo busto sono un’invenzione del Peruzzi.

2) Zia Ninella (e non zia ‘Ninetta’ come qualcuno l’ha ricordata erroneamente qualce tempo fa) è morta nel 1944, dopo aver preso da poco la laurea in lingue straniere presso l’università di Venezia. E’ morta nel mese di luglio accanto al pozzo dietro la casa: un colpo di spoletta di un proiettile in partenza delle batterie polacche posizionate nella campagna sottostante alla villa che sparavano su Castelfidardo, presso cui erano attestate le retrovie tedesche, la colpì in pieno riducendola in fin di vita.

Ricordo ancora il funerale celebrato il giorno dopo presso la chiesa di San Domenico, mentre nell’aria si sentivano i fischi dei proiettili dei cannoni alleati che passavano sopra le nostre teste dirette verso Castelfidardo. I recanatesi seguirono la battaglia dai finestroni del lato sinistro del Municipio, in direzione di Castelfidardo, come se assistessero ad uno spettacolo. Quel lato del Municipio in precedenza era adibito per l’ammasso del grano, fino al giorno in cui fu preso d’assalto dagli sfollati affamati provenienti dalla Maiella.

Il terzo fratello di Dido e Ninella, zio Mimmo, era nel frattempo andato al nord, unendosi alle truppe repubblichine.

Posseggo in casa una colonnina Impero, con il segno di una scheggia di spezzone, entrata dalla finestra della “camera da letto rossa” di notte, in occasione di uno spezzonamento effettuato dagli alleati su Recanati poco prima della loro entrata a Recanati: spezzoni che caddero sul cinema Vittoria, antistante al palazzo Carancini e sul teatro Persiani. Mia zia non ne rimase colpita, poiché da quando era rimasta vedova dormiva nella ‘stanza da letto verde’.

 

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