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Il futuro del lavoro

Prof. Marco Moroni

Prof. Marco Moroni

Stiamo costruendo quella che uno studioso ha definito la “società della piena disoccupazione”? E la colpa è delle macchine?

Negli ultimi due secoli gli uomini hanno sognato e lottato per giungere alla piena occupazione, perché nel lavoro, remunerato in modo equo, hanno visto la meta della loro emancipazione e il raggiungimento della loro piena dignità. Dopo la seconda guerra mondiale tutti gli Stati si sono posti l’obiettivo della piena occupazione. La Costituzione italiana, nel primo articolo, ha persino affermato che la Repubblica è fondata sul lavoro. E oggi invece ci dicono che stiamo costruendo la “società della piena disoccupazione”. Come è possibile? E perché?

La risposta alla prima domanda sta negli enormi progressi ottenuti negli ultimi anni dall’automazione e dalla “intelligenza artificiale”. Da tempo i robot introdotti nelle fabbriche sostituiscono i lavori manuali ripetitivi. A partire dai prossimi anni, con i progressi dell’intelligenza artificiale, i robot potranno essere utilizzati anche in molti lavori impiegatizi e professionali. Secondo alcuni esperti, nei prossimi venti anni in alcuni settori il 30 per cento dei posti di lavoro (e forse anche di più) potranno essere svolti da robot.

Di fronte a questa realtà, quale sarà il futuro del lavoro? Potremo lavorare tutti meno ore e avere il problema di come impiegare il nostro tempo libero? Oppure dovremo affrontare il dramma di una massa di persone senza lavoro? Chi teorizza che le leggi dell’economia sono ferree ha una sola risposta: nei settori in cui l’uomo potrà essere sostituito da una macchina, prima o poi sarà inesorabilmente sostituito. Perciò, se non vorranno subire la concorrenza dei robot, i giovani dovranno puntare su lavori non ripetitivi e ad alta qualificazione. Non c’è altra soluzione?

Deve essere chiaro che è illusorio pensare di arrestare il progresso tecnologico. Nell’Inghilterra di fine Settecento Ned Ludd e altri tessitori distrussero i telai meccanici pensando di salvaguardare il loro lavoro, ma ovviamente non ottennero alcun risultato. La colpa non è mai delle macchine, ma di come le macchine vengono utilizzate. La rivoluzione tecnologica non può essere fermata. Però può essere governata. Le opportunità offerte dalle nuove tecnologie andranno a vantaggio solo di alcuni o di tutti? Ancora una volta riemerge il ruolo centrale della politica.

La politica deve guidare (cioè indicare la direzione) e governare i processi economici e tecnologici. Come di fronte a tutti i problemi, se si vuole evitare un futuro in cui masse enormi di disoccupati saranno a pronte a scagliarsi contro chi concentra il potere nelle proprie mani, occorre trovare una soluzione socialmente sostenibile. Nei prossimi decenni l’umanità avrà la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita approfittando delle opportunità offerte dal progresso tecnologico. Serve una classe politica che, controllata e pressata da cittadini attivi e consapevoli, faccia scelte coraggiose: creare una società più giusta e più solidale, nella quale i vantaggi ottenuti dalle nuove macchine siano distribuiti fra tutti.

Solo se la politica svolgerà il suo ruolo con l’obiettivo del bene comune sarà possibile utilizzare le nuove macchine per far vivere meglio tutti.

 

Marco Moroni

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