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Rivive la prima traccia musicale elettronica, creata da Alan Turing

Da internet

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di  ENRICO FRANCESCHINI

Il mondo può finalmente riascoltare la prima musica artificiale, creata dal padre del moderno computer, lo scienziato inglese Alan Turing, nel 1951. Studiosi neozelandesi sono riusciti a restaurare la primitiva registrazione musicale, prima pietra di una rivoluzione che ha portato ai sintetizzatori e alla musica elettronica odierna. E l’operazione permette di riscoprire così il contributo che Turing diede all’innovazione musicale, trasformando il computer in uno strumento, un aspetto dei suoi studi che finora era stato largamente ignorato.

Brillante matematico, decifratore del Codice Enigma dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, quindi in pratica inventore del primo cervello elettronico computerizzato, Turing fu in seguito processato per omosessualità, all’epoca considerata un reato nel Regno Unito, e condannato alla castrazione chimica. Si suicidò a 41 anni, nel 1954. La regina Elisabetta gli ha ufficialmente conferito un perdono postumo nel 2013. E la sua vicenda è stata raccontata qualche anno fa dal film premio Oscar “The imitation game”. Ma il legame tra Turing e la musica mancava.

La registrazione originale, fatta 65 anni fa negli studi della Bbc a Manchester, in Inghilterra, è stata rinvenuta e lavorata da ricercatori della università di Canterbury, a Christchurch, in Nuova Zelanda. Contiene soltanto tre brani. L’inno nazionale britannico, God Save the King; una canzoncina per bambini, “Baa, baa, black sheep” (Bèè, bèè, pecora nera); e “In the mood”, una famosa canzone swing americana di Glenn Miller. Ma quando il professor John Copeland e il compositore Jason Long hanno esaminato il nastro si sono accorti che era gravemente danneggiato e quasi inudibile. Un lungo lavoro di restauro ha permesso di restituirgli quasi tutti i suoni originali. In una pausa di “In the mood”, si sente ora una voce che commenta, ironicamente, alludendo al titolo del brano, “si vede che qui non era dell’umore giusto”.

Alla versione del 1951 collaborò un insegnante di scuola, Christopher Stracey, che sarebbe diventato in seguito a sua volta uno scienziato nel campo dei computer. E’ Stracey che ricorda il commento di Turing, notoriamente taciturno, nel sentire per la prima volta la registrazione computerizzata: “Bello show”. Ora questo show possiamo riascoltarlo anche noi.

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