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Politica nuovi scenari. Brunexit. Governo sotto per Ap e Ala, Brunetta: «Offriamo biglietti di ritorno ma sopra c’è scritto no al referendum»

Corriere

«Questa legislatura è nata con 101 franchi tiratori. E ora inizia a scricchiolare grazie a 102 senatori col volto coperto». A metà mattinata, nel corridoio di Palazzo Madama che porta alle stanze in uso al gruppo del Movimento Cinquestelle, c’è chi idealmente alza i calici verso il cielo. E sono le stesse scene che, a poche decine di metri di distanza, si vivono tra gli esponenti di Forza Italia.Il «fronte del No» al referendum esulta per il primo incidente parlamentare post Amministrative del «fronte del Sì». Che si materializza apparentemente per caso quando il gruppo di Denis Verdini, insieme a nove senatori del Nuovo centrodestra, manda giù l’esecutivo in una delle votazioni sul ddl antiterrorismo.

A scardinare la maggioranza provvede un emendamento firmato dai forzisti Giacomo Caliendo e Francesco Nitto Palma, che alza da un massimo di dodici a un «minimo di quindici anni» le pene per l’utilizzo di ordigni nucleari, e che viene approvato con 102 voti favorevoli. L’avvertimento dei verdiniani ai renziani era arrivato negli ultimi giorni, con gli uomini più vicini al senatore toscano che si presentano ai vertici del gruppo pd per segnalare che «senza di noi andate sotto».Ma oltre l’apparenza c’è molto di più. Nonostante la tranquillità ostentata coi suoi da Angelino Alfano («Nessun fatto politico», segnala Renato Schifani), e nonostante i verdiniani si affrettino a derubricare il dossier a «normale dialettica parlamentare», dietro le quinte della maggioranza si respira un clima di inquietudine.

Lo stesso che Brunetta e i Cinquestelle traducono facendo ricorso al medesimo vocabolario. «Governo battuto in Aula al Senato su un emendamento di Forza Italia. Ala e parte di Ncd votano con opposizione? Primo pizzino di Verdini a Renzi?», scrive il capogruppo forzista in una nota. Identico canovaccio seguito dal profilo Twitter ufficiale del Movimento Cinquestelle. «Di fronte ai pizzini di Verdini, il presidente del Consiglio sta zitto».Dentro Ala, infatti, lo scontro tra Verdini stesso e un pezzo del gruppo parlamentare (rimasto negli ultimi giorni anche orfano del tandem composto da Sandro Bondi e Manuela Repetti) sta salendo sopra il livello di guardia. I parlamentari malpancisti, tra cui molti campani, temono che l’esito delle elezioni amministrative spinga Renzi e i suoi a marcare le distanze dal senatore toscano, soprattutto nell’ottica della campagna per il referendum. E vogliono garanzie.

Diverso il discorso nella fazione del gruppo alfaniano che preme per prendere le distanze da Renzi e spera nel biglietto di ritorno verso Forza Italia.L’«operazione figliol prodigo», per i berlusconiani, si può fare. Ma a una sola condizione, che Brunetta mette nero su bianco: «Certo che offriamo biglietti di ritorno a chi ci aveva mollati e ora spera di tornare con noi», scandisce il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio. «Ma su quel biglietto», scandisce, «c’è scritto “No al referendum”. Altrimenti l’obliteratrice lo sputa fuori e il controllore ti fa scendere dal tram».Un messaggio, questo, con cui una parte di senatori di Ncd comincia già a fare i conti. «Io, per esempio, mica sono sicuro che mi schiero con il Sì», commentava ieri pomeriggio con alcuni colleghi Roberto Formigoni. Per l’ex governatore lombardo, «o Renzi ci coinvolge tutti nell’azione di governo e della maggioranza e cambia l’Italicum oppure, per quanto mi riguarda, il referendum può andare a perderlo da solo». Una spia, l’ennesima, di come l’aritmeticamente pericolante Aula di Palazzo Madama sia pronta a traballare. Sempre di più.

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