Su gentile concessione di Gabriele Cingolani, autore del blog tuttequestecose, pubblichiamo la sua riflessione Preistoria digitale, gente che scappa, streghe che bruciano, che dialoga virtualmente con l’articolo Scomparire nella società connessa, scritto dal blogger Massimo Mantellini per Il Post, il quotidiano online diretto da Luca Sofri sempre ricco di spunti originali e interessanti.

Il celebre gruppo alternative rock inglese Radiohead abbandona Facebook e Twitter, i social network più popolati: scelta di retroguardia o lungimiranza visionaria?

Mentre Massimo Mantellini, in attesa di ulteriori chiarimenti e delucidazioni da parte di Thom Yorke & co., critica la scelta di spezzare i fili di memoria tessuti nel tempo tramite l’interazione coi fan, Gabriele Cingolani ne ricerca anticipatamente le ragioni tra le righe del testo del loro nuovo brano Burn The Witch, di cui fortunatamente grazie a YouTube possiamo apprezzare il videoclip animato in stile Wallace & Gromit.

La redazione de LO SPECCHIO Magazine condivide la preoccupazione che la vita digitale globale rischi paradossalmente di replicare ataviche dinamiche di comportamento provinciale; a nostro avviso, le nuove tecnologie dovrebbero, invece, essere strumentali ai bisogni delle comunità degli infiniti villaggi locali che sono i nodi pulsanti e, ognuno a suo modo, nevralgici di quella grande rete chiamata World Wide Web.

Siamo quindi felici di contribuire al dibattito rilanciando la discussione.

 

di Gabriele Cingolani – da tuttequestecose

Tutti sappiamo che una volta risolto il problema della quantità artistica sarà inevitabile occuparsi della sua selezione. Molti però oggi pensano, e non a torto, che nella preistoria digitale nella quale siamo immersi, questo non sia ancora accaduto se non per un numero molto limitato di utilizzatori avanzati. E che anzi molto spesso gli algoritmi, i mercanti e la (nostra) psiche, favoriscano l’esatto contrario.

E’ un brano tratto da un articolo di Massimo Mantellini di cui non credo di condividere l’idea di fondo (non è bello cancellare la propria pagina facebook o twitter perché così scompaiono pezzi di vita digitale di chi ha interagito con te: e allora?) ma che è pieno di riflessioni molto stimolanti su quel che sta cambiando nel rapporto fra artisti e pubblico, e più in generale fra persone che producono e si scambiano informazioni e idee in rete.

Al di là della banale constatazione del rischio che la comunicazione, e quella letteraria e artistica in particolare, soffochi per eccesso di produzione e di condivisione, e delle perverse dinamiche del “mi si nota di più se” (se ci sto – e magari critico lo starci – o se me ne vado – e faccio parlare di me per questo -), resta che tutto cambia molto velocemente, ed è vero sì che siamo ancora immersi in una “preistoria digitale”, ma è altrettanto vero che è una preistoria con i ritmi vorticosi di un big bang, per cui l’adattamento al cambiamento è difficilissimo e sempre a rischio d’errore.

I Radiohead, dunque, hanno cancellato tutte le tracce della loro vita digitale mentre usciva il loro ultimo lavoro. E’ una scelta chiara e interessante, spiegata in qualche modo anche dal testo della canzone che anticipa il nuovo disco, che sembra parlare dei meccanismi sociali che portano a rendere accettabile, in un qualsiasi villaggio, l’idea di bruciare una strega: indifferenza, irrazionalità, mancanza di contatto umano, incapacità di reazione critica, tutti elementi che riconosciamo anche in noi, persi nel rumore di fondo della comunicazione sociale indifferenziata:

loose talk around tables
abandon all reason
avoid all eye contact
do not react
shoot the messengers
this is a low flying panic attack

Sono questioni che mi interrogano. Interrogano anche il senso stesso di tenere questa sorta di diario in pubblico a giorni alterni a cui mi dedico da un po’. Mentre mi interrogo, ascolto di nuovo la canzone di Thom Yorke e soci (e mi riguardo il video: notevole)