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Dialetto in pillole (36) Parole loretane con la C

Antonio Carradori (1814-1882) - foto sito cronachemaceratesi.it

Antonio Carradori (1814-1882) – foto sito cronachemaceratesi.it

Un po’ di vocaboli loretani e modi di dire collegati, tratti dal glossario “Parlà loretano” (1994), di Augusto Castellani. Li ripropongo così come li ha scritti uno dei padri del dialetto della “felix civitas lauretana”; di mio ci sono solo alcune osservazioni sull’etimologia e i riferimenti letterari. Questa è una selezione; di vocaboli Castellani ne ha registrati assai di più e pertanto invito il curioso a procurarsi il suo volumetto.

 

ABBREVIAZIONI

lat. = latino / it. = italiano / arc. = arcaico / med. = medievale / fr. = francese / cfr. = confrontare / onom. = onomatopeica / volg. = volgare / rom. = romanesco / incr. = incrocio / tosc. = toscano / prov. = provenzale / ant. = antico / euf = eufemismo.

 

càcchiocàcchio de Palazzéso(non ho idea del perché di questo detto); lat. volg. càchus.

calcolà’e chi vòj che te càlcola, la bànda d’Osimo?, nessuno bada a te, men che meno la banda musicale di Osimo (perché dovrebbe?); lat. t. calcolàre, ponderare con cura.

calumà’ t’ho calumàto, ti ho visto; difficile collegare i significati disponibili del verbo calumare all’azione di vedere; il senso corrente del termine, come è inteso anche a Porto Recanati dai marinai, è allentare le funi, costruito sul lat. remìttere e relaxàre (tirare e allentare); per altri la derivazione sarebbe dal gr. chálasma>lat. volg. chalaumàre (allentare); potrebbe essere che nel loretano si sia giocato sulla componente lùma, lume, luce, con riferimento alla vista. Forse a questo si può far risalire il significato, oggi desueto, di calumàr nel ven.; squadrare da capo a fondo (anche spiare, seguire, osservare da vicino).

calzétticalzétti a cagarèlla, calzini che scendono giù per la gamba; per analogia da pantaloni a cacarella, come quando sono calati per correre al bagno a liberarsi da un’urgenza; lat. t. càlcea<lat. calx-càlcis, tallone, con dim., che è ìno (calzino) in it. e étto (calzétto) nel dialetto.

caminà’bàda a caminà’, vattene, sgombra subito – quella ndu camìna la làscia, detto di donna che si dà le arie, che è spaccona, vanagloriosa – ha caminàto ‘na vìta ‘ntèra, ha lavorato sempre nella sua vita; lat. cammìnus.

‘campà’ ‘càmpa un giórno, ‘càmpelo bè’, meglio un giorno ben vissuto che cento sofferti; il detto era considerato dai portorecanatesi come filosofia di vita dei cugini loretani, che, forse, non avevano tutti i torti. I richiami sono tanto numerosi quanto autorevoli, da Orazio a Lorenzo de’ Medici, a Leopardi, a Verlaine; e all’immenso François Villon: Il n’est trésor que de vivre à son aise (Testament, Ballade de Franc Gontier), nulla vale una vita piacevolmente vissuta – chi non po’ ‘campà’, che mòra, chi deve soffrire per vivere, meglio che muoia – vòj murì’ per ‘campà’, i grandi sacrifici che fai per sopravvivere ti porteranno alla morte – chi se scaldò ‘campò, chi magnò murì, al tempo del grande freddo sopravvisse chi pensò soprattutto a scaldarsi, morì chi si preoccupò solo di mangiare; forse sarebbe stato meglio fare entrambe le cose, ma evidentemente non era possibile (allusione all’anno della grande nevicata, il nevó’ del 1929?); lat. ex-campàre > it. scampare, fuori dal campo (di battaglia?).

campanàro sei un po’ campanàro?, sei un po’ sordo, come rischiano sovente di diventare i campanari a forza di fare il loro mestiere; costruito sul lat. campàna. Tra i derivati merita menzione campanó’, che non è solo un gioco di bimbi, ma s

Cannara, chiesa della Buona Morte con il simulacro della Vergine Nera - foto sito comunecannara.mobi

Cannara, chiesa della Buona Morte con il simulacro della Vergine Nera – foto sito comunecannara.mobi

oprattutto la grossa campana Loreta, che diffonde il suo suono dal campanile del Vanvitelli, adiacente la Basilica.

cannàra a ‘st’óra sarà ‘rivàto a Cannàra, ormai sarà arrivato lontano, come lontana è Cannara, cittadina in provincia di Perugia; qui, nella chiesa della Buona Morte, è conservato un simulacro della Vergine Nera di Loreto, restaurato di recente, che sostituì per qualche anno l’originale nella basilica lauretana, trafugato dai francesi di Napoleone nel 1797. Quindi Cannara era toponimo ben conosciuto a Loreto e ciò spiega la sua presenza nel detto.

capà’se càpa la mèjo ròbba, mette da parte per sé la roba migliore – i accidènti te li pòj capà’, ti si mandano tanti accidenti che avrai il solo imbarazzo della scelta – càpete un po’ ssa méla!, sbroglia un po’ questa situazione, se ne sei capace!; lat. càput nel senso di scegliere pezzo per pezzo, capo per capo; Jacopone da Todi: … or è lo tempo che se dé capare – chi dé andare in gloria o in supplizio (Laude, XIII sec.).

capàcecapàce pùre che lu’ lu sa, può darsi che lui lo sappia, nel senso di forse; magari lui lo sa; vuoi vedere che lo sa? – nun me so capacità, non so darmene una ragione; lat. càpax-àcis.

capì’accidènti al capì’, meno si capisce (meno si sa, si conosce) e meno si hanno guai e preoccupazioni; lat. volg. Capìre; è anche un detto attribuito a una persona sciocca che si è trovata in qualche guaio a causa di una molto presunta capacità di comprendere le situazioni etc…

cappèllo‘ndu’ nun ce ‘rìvi, làncece el cappèllo, giungi comunque, in un modo o nell’altro, dove vuoi arrivare – quànno el mónte se métte el cappèllo, ségno che piòve, ce vòle l’ombrèllo, quando il monte Conero si annuvola, è segno che sta per piovere; lat. t. cappèllus; vedi chiòdo.

caradòrisarài el fìjo de Caradòri!, non crederai di essere il figlio del conte Carradori, detto per scherno o come presa in giro; i Carradori: famiglia nobile originaria di Montefano, trasferitasi a Recanati dove fu sindaco, dopo il 1860, Antonio Carradori, patriota durante il Risorgimento, poi senatore del Regno d’Italia.

carammèlla mu‘na manciàta de carammèlle mu, caramella (sp. caramel) dolce, detta mou, fatta con zucchero, panna da cucina, burro, miele, vaniglia e altro; probabilmente dal fr. mou, molle.

casamìcciola‘ndu’ stà, a Casamicciola?, chissà dove si trova?; le terme di Casamicciola (casa + nome med. di persona Miccio) sono nell’isola di Ischia, quindi molto lontano da Loreto. Forse qualche loretano abbiente vi era stato per un periodo di cura; in questo caso il senso potrebbe essere: sta così bene a soldi da permettersi il soggiorno a Casamicciola?.

cavamaccaró’in piàzza de j Gàlli se vendéva le cavamaccaró, nelle feste di settembre si vendeva di tutto; in piazza dei Galli si vendevano anche i colapasta; da cavare, tirar fuori, + maccaroni.

càvoloè un càvolo tutt’uno, è la stessa cosa; anche: è del tutto inutile – nun (av)émo cumbinàto un càvolo, non abbiamo concluso niente – cul cavolo che ce vàgo, vedrai tu, che io vado proprio là! (non ci sperare); fra’ cavolo da Castello, uno qualunque, uno che non si conosce; detto pure di qualcuno che si nomina sempre, ma non arriva mai, un Godot nostrano. Nei casi qui riportati il termine è chiaramente un euf.; lat. càulus.

 

2 commenti a Dialetto in pillole (36) Parole loretane con la C

  • domenico Consoli

    Non avevo mai compreso la frase ” …arrivare a Cannara ” che mio suocero spesso usava.
    Mi incuriosisce il significato ( pare sconosciuto) di ” Cacchio de Palazzeso “. Può far riferimenti a qualche località ( tipo Palazzolo o simile) per identificare abitanti d’una località piena di bonaccioni o citrulli?

  • Redazione

    Credo che molti loretani, privati da Napoleone della statua della Vergine, si recassero a Cannara facendo un viaggio lungo e niente affatto agevole verso una destinazione, per l’epoca, molto lontana. Quanto al “cacchio de Palazzeso”, la sua interpretazione è sicuramente accettabile; può anche essere che si faccia riferimento a un evento che ha avuto per protagonista questo Palazzeso. Bisognerebbe sentire un anziano, magari ne circola ancora qualcuno che conosce l’origine del detto. Se venisse a saperlo, e se non la disturba, sarei ben contento di esserne messo a parte. Cordialità.
    Lino palanca

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