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Unioncamere, 70% del PIL delle Marche da servizi, turismo, cultura, enogastronomia, servizi alla persona. Solo 30% dall’industria

ANSA

Le Marche che non ci sono più sono quelle dello sviluppo industriale diffuso nella regione più manifatturiera d’Italia (tessile, abbigliamento, calzaturiero, meccanica e mobile), settori che prima della crisi contribuivano per il 40% al PIL regionale ed oggi sono scesi sotto il 30%. Le Marche che verranno sono quelle del terziario, del turismo, la cultura, l’enogastronomia, i servizi alla persona e alle imprese. Già oggi contribuiscono al 70% del PIL regionale e sono destinate a crescere ancora. Un dato per tutti, mille nuovi agriturismi nati in pochi anni, il 3,5% in più di turisti registrato nel 2015. Le strade per un nuovo modello di sviluppo della regione sono state tracciate in un convegno organizzato da Unioncamere e Università Politecnica ad Ancona. La manifattura nella crisi ha perso il 25% del Pil, ha ricordato il presidente dell’Unioncamere Graziano Di Battista, e i distretti vanno ripensati. Vanno percorse strade nuove sui mercati globali e nella rete.

Sottocapitalizzazione, successione generazionale, debolezza manageriale nelle imprese di minori dimensioni sono solo alcuni dei problemi irrisolti del vecchio modello di sviluppo che è entrato in crisi. La partita si sposta nel campo della conoscenza. Il nuovo modello dovrà puntare sui cluster della conoscenza e sulle opportunità derivanti dal digitale, dal turismo, dalla cultura, dalle energie sostenibili, dalla qualità della vita.

Unioncamere (ANSA)

Unioncamere (ANSA)

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