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“L’arte del fallimento” di Andrea Fazioli, recensione breve

"L'arte del fallimento" di Andrea Fazioli

“L’arte del fallimento” di Andrea Fazioli

LE AVVENTURE STRAORDINARIE DI UN INVESTIGATORE SENZA QUALITÀ

Titolo: L’arte del fallimento

Autore: Andrea Fazioli

Genere: Giallo

Editore: Guanda

Anno di pubblicazione: 2016

Corvesco, Canton Ticino, Svizzera italiana. L’autunno scorso. Prima a Como, poi a Lugano qualcuno aveva ucciso due persone in qualche modo legate al mobilificio Balmelli, distruggendo gli arredamenti della scena, un “killer del trasloco”. Il selvatico segaligno investigatore privato Elia Contini ha appena risolto uno strano caso in qualche modo connesso. Elia doveva ritrovare Mario lo scapolo quarantenne grafico, comproprietario (col fratello) del mobilificio, scomparso e cercato dai parenti. Lo aveva scovato mentre, con un altro nome (Johnny Fontana), si era messo a suonare il sassofono oltrefrontiera con i Blue Diamonds, un gruppo jazz. A Elia piace sentirsi indipendente e dare una mano alle persone; non ha più i genitori; mantiene un buon serio rapporto con la dolce paziente professoressa Francesca (lei a Locarno), scegliendo a turno i film da vedere; sbarca il lunario ogni mese per miracolo, ottanta franchi all’ora per piccole indagini: animali persi dai padroni (sia gattini che boa), dubbi d’infedeltà pre e post­matrimoniale, furti minori. La sua timidezza è un antidoto contro la volgarità. Con il ricavato dei Balmelli salda i debiti e compra finalmente una segreteria telefonica per l’ufficio di Paradiso (vicino Lugano). A quel punto è proprio Mario a chiedergli di intervenire ancora, per una questione più delicata. Non si sente sicuro. Ha paura che l’azienda questa volta fallisca davvero, occorre orecchiare qualcosa all’Ufficio competente. Provar non nuoce; anzi alla fine Elia scopre il dumping salariale e trova pure chi sta continuando ad ammazzare lì attorno.

L’insegnante e giornalista della Radiotelevisione svizzera Andrea Fazioli (Bellinzona, 1978) prosegue con passione e arguzia la tranquilla meditabonda serie del buon Contini, in terza persona varia. L’anno prima in Ticino erano state aperte più di 670 procedure di fallimento. C’è tutto un mondo intorno: svolte personali, drammi sociali, ingranaggi burocratici, denaro lavoro affetti. Mario si sente fallito e dimostra invece una forte curiosità e vitalità, s’innamora pure della giovane Lisa, che conosce i tatuaggi dei tennisti. Il protagonista Elia, faccia spigolosa, occhi chiari e ingenui, gentile spiritoso fedele caparbio, apparentemente distratto e goffo, senza porto d’armi e patente (sospesa), sa di essere da alcuni percepito come fallito ma certo non lo è e, soprattutto, capisce sentimenti e pulsioni di chi incontra. Questa volta si immerge nell’”arte del fallimento” (da cui il titolo): le vittime dei tonfi, vulnerabilità e fragilità, speranze e illusioni, vergogne e litigi, pratiche e compromessi. Alcune qualità, quando feriscono, fanno più male di un difetto. La scientifica indagine della polizia resta sempre sullo sfondo, presuntuosa e inutile. Molto più fa Giona, il vecchio solitario amico sulle montagne che mette in guardia dal peccato di mormorazione. Mitici i bigliettai delle ferrovie svizzere. Il bianco è un nostrano leggero, il rosso Merlot va col risotto allo zafferano (e non solo). I classici del sax, ma anche Brassens (Elia), Coldplay (Francesca) e i Timber Timbre.

Valerio Calzolaio

2 commenti a “L’arte del fallimento” di Andrea Fazioli, recensione breve

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