specchio
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di Emanuela Cocchia
E’  iniziato con la narrazione di un viaggio, l’incontro – dibattito promosso dall’associazione “Lo Specchio” per presentare il nuovo romanzo di Zef Mulaj “ Lo sguardo oltre i confini. Le porte oscure del traffico umano”.

La voce suadente di Giovanni Russo, accompagnata dalle note malinconiche della chitarra di Marco Sonaglia, ha subito catapultato il pubblico su una spiaggia albanese dove, tra la paura e la speranza, sarebbe iniziato il viaggio del protagonista Giorgio e di tanti altri suoi connazionali.

Una voce narrante che colma l’animo dei presenti di profonda tristezza con il racconto della ragazzina malata che non riuscirà a salire sul gommone, vedendo svanire il suo sogno e la sua vita, ancor prima di lasciare la propria terra.

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Quello di Zef Mulaj è si un romanzo , ma che trae la sua forza  da quelle storie profondamente umane  di immigrazione e clandestinità che hanno contraddistinto anche il popolo albanese. L’autore condanna la criminalità organizzata ma esprime anche un senso di ammirazione verso i suoi conterranei che hanno affrontato un destino difficile, a volte tragico, per realizzare un progetto di vita.

Il dibattito è proseguito con l’intervento del Prof. Carotenuto, docente di storia contemporanea, che ha riportato alla memoria dei presenti il primo vero esodo che l’Italia si trovò ad affrontare nel 1991, con lo sbarco di oltre 27.000 migranti albanesi sulle coste pugliesi.

Migliaia di profughi fuggiti da un paese in crisi verso quello che pensavano fosse la terra promessa. L’Italia però  non era pronta a questa emergenza umanitaria e fu così  che si passò a considerare queste migliaia di persone, chiuse inizialmente  nello stadio di Bari, da migranti da aiutare ad invasori di cui avere paura.

Dopo 25 anni, la realtà dell’immigrazione è percepita con una diffidenza e una paura ancora più accentuate da parte degli italiani.

Proprio per questo il messaggio positivo di integrazione e di realizzazione delle proprie aspirazioni che lo scrittore trasmette è decisamente importante.

Il concetto di  conoscenza intesa come unica arma per sconfiggere la paura dell’altro , del resto, è sapientemente riassunto nelle parole di una famosa canzone di Fiorella Mannoia:

13051519_10206772335323347_5561540748049657507_n“Non è un film quello che scorre intorno, che vediamo ogni giorno, che giriamo distogliendo lo sguardo. Non è un film e non sono comparse le persone disperse sospese e diverse da noi e lo sfondo, e il resto del mondo che attraversa il confine ma il confine è rotondo, si sposta man mano che muoviamo lo sguardo….”

Sta a noi, uscire dal film, e calarsi conseguentemente in una realtà sociale che non può prescindere da sentimenti di solidarietà e rispetto delle vite umane.