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Non solo guerra di trincea: il bombardamento di Ancona nel primo conflitto mondiale

Cartolina commemorativa austroungarica del bombardamento di Ancona (24 maggio 1916)

Cartolina commemorativa austroungarica del bombardamento di Ancona (24 maggio 1916)

Mercoledì 24 febbraio 2016, il Dottore Francesco Maria Clementi, laureato in Ricerca Storica e Risorse della Memoria (Cl. LM-84), ha illustrato alla classe Terza AM della Scuola Secondaria di I grado Montesicuro i più importanti fatti bellici del I conflitto mondiale ed in particolare, il bombardamento di Ancona, primo avvenimento bellico del fronte italiano.

Quando l’Italia dichiarò guerra all’Impero asburgico (24 maggio 1915), l’Imperial Regia marina austroungarica (K.u.K.) era pronta a reagire, attaccando diversi obiettivi in tutte le Marche.
La flotta asburgica di stanza al porto militare di Pola era pronta da giorni ad attaccare e al momento della dichiarazione di guerra, si lanciò verso i porti italiani sul mare Adriatico.
Otto squadre, tredici navi da battaglia, tredici cacciatorpediniere, trenta torpediniere e cinque navi esploratrici salparono dal porto militare istriano e nella notte tra il 23 e 24 maggio 1915 iniziarono l’attacco contro gli obbiettivi militari e civili italiani.
Rimini, Porto Corsini, Senigallia, Fano, Pesaro, Porto Potenza Picena, Porto Recanati e Manfredonia furono svegliate dai colpi dei cannoni tra le 4 e le 6 del mattino del 24 maggio, bersagli facili perché erano illuminati dalla luce mattutina; particolarmente cruento fu il bombardamento navale di Ancona.
La scelta di bombardare Ancona non fu casuale: la cittàera, all’epoca, un importante porto italiano sull’Adriatico elo scalo ferroviario della città, era un punto nevralgico per trasporti di persone e commerci lungo la costa adriatica.
Attorno alle 4 del mattino del 24 maggio la nave cacciatorpediniere Dinara e la torpediniera TB53T, lasciate il grosso della flotta austroungarica che si dirigeva verso altri obbiettivi militari e civili, giunsero poco fuori le lanterne del porto dorico.
Mezz’ora più tardi aprirono il fuoco con i cannoni di grosso calibro colpendo edifici civili, militari e storici della città di Ancona: il Duomo di San Ciriaco, il cantiere navale, la stazione centrale, le carceri, il naviglio ormeggiato ai moli e la caserma della Regia Guardia di Finanza; furono di conseguenza colpiti anche abitazioni adiacenti a questi edifici.

Duomo di San Ciriaco in seguito al bombardamento austroungarico

Duomo di San Ciriaco in seguito al bombardamento austroungarico

La torpediniera TB53T affondò con un siluro il piroscafo Lemnos, nave dei loro alleati tedeschi, affinché non cadesse nelle mani degli italiani come preda bellica, mentre un idrovolante, volando a bassa quota, sganciò fumogeni e la Dinara, più al largo, continuava a colpire la città.
Un altro idrovolante, partendo sempre dal largo di Ancona, si diresse verso Jesi mettendo fuori uso alcuni dirigibili militari italiani presso l’aeroscalo denominato “Città di Ferrara”.
Se la reazione della Regia marina fu del tutto inefficiente, “per la mancanza di grandi unità navali presenti al porto di Ancona”1, fu invece pronta e decisa la reazione delle poche batterie costiere posizionate sui colli Cardeto e dei Cappuccini e malgrado esse non colpirono alcun obbiettivo, ebbero il merito di attirare su di loro il fuoco nemico, distogliendolo così da altri obbiettivi civili.
Il bombardamento navale di Ancona durò due ore e mezzo causando la morte di oltre sessanta persone.
La storia del bombardamento di questa città, quella tramandata dai vecchi di generazione in generazione, racconta che la prima vittima a morire fu una donna: si chiamava Filomena Naspetti, 62 anni, moglie di Sebastiano Caparelli.
La donna anconitana morì in seguito a ferite prodotte da schegge di proiettile di artiglieriaalle 4.50 del 24 maggio 1915, così come si legge nel certificato di morte redatto da un medico dell’ospedale cittadino ed oggi digitalizzato ed in rete.
Filomena Naspetti fu per la prima vittima civile in senso assoluto del conflitto italiano.

Certificato di morte di Filomena Naspetti, presso l’Archivio Storico di Ancona (ASAn)
In seguito a questo bombardamento, la città di Ancona, con il Regio decreto del Ministero della Guerra (1 luglio 1915) ritornò ad essere una Piazzaforte di prima classe: vennero ripristinati i forti intorno al capoluogo e dislocate per la città e vicino ai monumenti più importanti batterie della Regia marina o Regio esercito per difenderli da eventuali attacchi aereonavali nemici.

Mitragliere anti bombardamento sopra i tetti di Corso Vittorio Emanuele

Mitragliere anti bombardamento sopra i tetti di Corso Vittorio Emanuele

Casematte/bunker nei pressi della spiaggia di Torrette di Ancona Mitragliere anti bombardamento sopra i tetti di Corso Vittorio Emanuele Successivamente al blocco navale anglo-italiano del 1916 del Mare Adriatico, il cantiere navale fu destinato esclusivamente alla produzione di piccole unità (i MAS, definiti in gergo militare: Maiali)in grado di disturbare l’Imperial Regia marina austroungarica, poiché si trovava nel medio adriatico e questa posizione consentiva di controllare tutti i movimenti navali nemici.
È importante ricordare che nella notte del 9 giugno 1918 erano partiti da Ancona per una missione nel medio Adriatico i MAS 15 comandato dal capitano di corvetta Luigi Rizzo (1887-1951) e il Mas 21 al comando del guardiamarina Giuseppe Aonzo (1887-1954) per affondare la corazzata austroungarica Santo Stefano/Szent István: il fatto militare passò alla storia come l’impressa di Premuda (10 giugno 1918).
1Con il Regio decreto del 1 gennaio 1914, la Piazzaforte di Ancona era stata declassata a favore del porto militare di Taranto;

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