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NBM, affossata da anni di malagestione: ‘buco’ Banca Marche di 1,4 miliardi

ANSA.it

Banca delle Marche

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Banca Marche aveva ‘buco’ 1,4 miliardi, risoluzione era ”inevitabile” – Lo scorso novembre c’erano “tutti i presupposti per l’avvio della risoluzione” della vecchia Banca Marche in base al decreto salva-banche: “il dissesto, l’assenza di misure alternative, l’interesse pubblico”. Lo rileva la good bank Nuova Banca Marche, nella sua memoria di opposizione al ricorso della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, che chiede al Tar del Lazio l’annullamento del decreto stesso. Nuova Banca Marche elenca: il fatto che risultavano “perdite complessive per 1.445 milioni di euro e un deficit patrimoniale di oltre 1.432 milioni”, l’esito negativo della varie iniziative intraprese dai commissari per il risanamento della banca, la necessità di tutela del risparmio e l’urgenza, che portò Bankitalia ad avviare il procedimento di risoluzione sulla base di una “valutazione provvisoria”.

Istituto ”decotto”, anni di malagestione – Il quadro che ha portato all’avvio della procedura di risoluzione per la vecchia BM, è la conseguenza di “anni di mala gestione della banca, che proprio gli azionisti, come la ricorrente (Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, ndr) che avevano il controllo dell’assemblea, approvavano il bilancio e nominavano gli amministratori, hanno determinato. Non a caso su di essi la direttiva comunitaria fa ricadere il peso della risoluzione”. Così Nuova Banca Marche chiama in causa la Fondazione Carisj in uno dei passaggi della sua memoria di opposizione al ricorso presentato dalla stessa Fondazione davanti al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento del decreto salva-banche. La banca, osserva NBM, era ”decotta”.

Per procura insolvente già prima decreto Governo – Banca Marche era in uno stato di insolvenza il 22 novembre 2015, data di avvio della risoluzione, stato di insolvenza conseguente al dissesto che nell’ottobre 2013 aveva portato prima alla gestione provvisoria, poi all’amministrazione straordinaria con il commissariamento dell’istituto di credito. E’ il convincimento della Procura di Ancona, che insieme al commissario liquidatore Bruno Inzitari ha chiesto al Tribunale fallimentare la dichiarazione dello stato di insolvenza della vecchia banca, affondata da un default da un miliardo di euro, con 44mila tra azionisti e obbligazionisti che hanno avuto i loro investimenti azzerati dal decreto salva banche. Il procuratore Elisabetta Melotti e il sostituto Andrea Laurino respingono le contestazioni delle Fondazioni bancarie di Jesi e di Pesaro, secondo cui tra il 2014 e il 2015 il Fondo di Risoluzione aveva ipotizzato il possibile salvataggio dell’istituto di credito con un aumento di capitale. Ed elencano i due anni di amministrazione straordinaria della banca a dimostrazione della “gravità e irreversibilità dell’insolvenza”, “la perdita di 528 milioni di euro nell’esercizio 2012 aggravata nel primo semestre 2013 per l’ulteriore svalutazione di crediti per 452 milioni, con la riduzione al 6,65% del Total Capital ratio consolidato inferiore al minimo regolamentare dell’8%”.

La situazione di Banca Marche era “tale da legittimare, se non imporre, la liquidazione coatta amministrativa”. Che, “come scrive Bankitalia nel suo parere, non fu adottata per le conseguenze negative della crisi sulla stabilità finanziaria ed economica, in particolare nell’area di insediamento”.

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