Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti (1846-1878), Wikipedia
Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti (1846-1878), Wikipedia

Non solo Benedetto XVI a Loreto e non solo Gregorio XII a Recanati, come altri assai nelle due città della fede e della poesia. Anche Porto Recanati può dire la sua in fatto di pontefici che vi hanno messo piede. L’hanno fatto in tre, e non ce ne siamo dovuti pentire.  

 

Il primo fu Lucio III, un lucchese che regnò dall’agosto 1181 al novembre 1185. Era stato vescovo di Ostia. Da pontefice ebbe vita dura perché … tentando con l’aiuto di alcuni Cittadini di levar affatto di Roma il nome de’ Senatori, fu egli cacciato dalla Città, e a quei Cittadini cavati gli occhi [1]. In sostanza, i romani volevano che alla città fosse riconosciuto lo status di libero comune, il papa era di parere opposto. Vinsero i primi perché Lucio II dovette presto sloggiare dal Vaticano per rifugiarsi, dopo varie peripezie, a Verona [2].

Per raggiungere il Veneto attraversò gli Appennini in direzione di Ancona, il che lo portò a passare, il 14 luglio 1184, per l’Abbazia dei Crociferi di Santa Maria in Potenza. La sua visita non si rivelò senza importanza, come ricorda Franco Foschi: La sosta di Lucio III non fu occasionale poiché ne sortì la

Lucio III, Ubaldo Allucingoli (1181-1185), Wikipedia
Lucio III, Ubaldo Allucingoli (1181-1185), Wikipedia

decisione del Pontefice di dar mandato al vescovo di Fermo Presbitero, che era stato appena eletto (Pasqua del 1184) di concedere in enfiteusi ai Crociferi un appezzamento di terra e parte della selva che possedeva alla foce del Potenza, che come è noto allora era a sud dell’Abbazia e che rappresentava il confine con la diocesi fermana … Questo atto dunque regolarizzava l’uso già in atto da parte dei Crociferi non solo per la terra e la selva, ma anche e forse soprattutto per le acque del fiume Potenza [3].

 

Poi fu la volta di Giulio II, il terribile vecchio di Michelangelo e della Lega di Cambrai: passò di qui nel giugno 1511 mentre era al culmine la sua crociata contro i francesi. Arrivò a Loreto il 10 o l’11 del mese, proveniente da Bologna e lo stesso giorno (o, per alcuni, il seguente) lo portarono a vedere il Porto. Il racconto lo dobbiamo a Monaldo Leopardi, che nei suoi Annali di Recanati scrisse di come il papa si recò al Porto … e, vedendolo incapace di accogliere con sicurezza i navigli anche della minor portata, incoraggì grandemente la costruzione di una darsena e di un canale, o perché giudicasse veramente importante quell’opera, o piuttosto per accarezzare un poco il comune, che ne era stranamente incapricciato. Ai 13 del mese, trovandosi in Macerata, spedì un breve al comune, con cui gli rilasciava un terzo delle taglie di un anno, per erogarsi nella costruzione del porto. In questo breve dice il Pontefice di avere visitato il santuario di Loreto in soddisfazione di un voto “voti et devotionis causa”. Caustico, il conte, stupito della testardaggine dei suoi concittadini a voler costruire un porto sul lido di Recanati: un incomprensibile bamboleggiamento, come amava definirlo [4].

Dunque Giulio scese dalla collina verso la costa. C’è da figurarsi la pompa del corteo, che dovette abbagliare i poveri portolotti non certo abituati a tanto splendore. Che cosa potrà aver visto il papa,

Giulio II, Giuliano della Rovere (1503-1513), Wikipedia
Giulio II, Giuliano della Rovere (1503-1513), Wikipedia

oltre all’inadeguatezza dello scalo? Non più che poche capanne ricche di miseria. E poi, la gente accorsa dalle campagne, lacera, umile e tuttavia certamente festante. Inguaribile ottimismo del popolo, ai cui occhi quell’uomo portava la speranza di qualche beneficio che consentisse momenti meno tristi di vita. Nessuno di noi saprà mai se Giulio II pronunciò qualche discorso o se scambiò parole con quei suoi infelicissimi sudditi. Però, un gesto concreto lo fece, a differenza di tanti burattinai d’aujourd’hui: non fu roba da poco permettere la disponibilità di fondi pubblici per la costruzione del porto. La speranza appena evocata, appunto.

 

Trecentocinquanta anni dopo. Maggio 1857: un papa marchigiano sta compiendo una sorta di grand tour nei suoi stati. È il senigagliese Pio IX; per lui il Porto di Recanati non è solo un nome. Quand’era arcivescovo di Spoleto, con Gaspare del Bufalo aveva conosciuto anche Biagio Valentini, il braccio destro del fondatore dei Missionari del Prez.mo Sangue e suo successore. E Biagio viveva in quel piccolo borgo marinaro dove Gaspare era andato a pescarlo e a convincerlo di seguirlo nell’avventura delle missioni [5].

Papa Mastai Ferretti non ignorava il lavoro svolto da Biagio per rinforzare la giovane struttura della congregazione e sapeva dell’amicizia che lo legava a un’altra delle sue conoscenze, il vescovo di Macerata Vincenzo Strambi. Insomma, aveva ben chiaro chi fosse e, soprattutto, da dove venisse.

Ecco dunque il Pontefice al Porto. Dai tempi di Giulio II la borgata è tutt’altra faccenda. Adesso ci vivono più di 3000 persone tra pescatori, artigiani e commercianti. La miseria è sempre tanta e dev’essere il suo spettacolo che colpisce Pio IX più di altre cose. E così, come aveva fatto il suo lontano predecessore, non si limita a guardare e commiserare: lascia 300 scudi per la costituzione di una cassa a favore dei marinai invalidi. Di questi scudi, 17 vengono distribuiti subito dal parroco Francesco Ciamberlini a 208 persone in urgenza di aiuto. Quanto al destino dei rimanenti 283 mi limito a ricordare che furono oggetto di polemiche non sempre nobili tra il comune di Recanati e il movimento autonomistico costiero e che alla fine affogarono nel calderone del riparto dei beni e delle ricchezze al momento della separazione semiconsensuale tra la città madre e il Porto.

A gloria di Pio IX resta il suo beau geste nei confronti di una popolazione stremata dalla povertà. Non basterà per farne un santo, questo proprio no, ma un uomo sensibile alla sofferenza altrui senza dubbio sì.

[1] Giovanni Antonio Brandi, Cronologia de’ Sommi Pontefici, Roma, Girolamo Discepolo ed., 1608, fig. 173.

[2] Qui convocò un concilio, nel 1184, che condannò valdesi e umiliati, presente l’imperatore Federico I.

[3] Franco Foschi, Potentia-Archivi di Porto Recanati e dintorni, Recanati, Bieffe, n. 3, 2000, p. 41.

[4] M. Leopardi, Annali di Recanati, Loreto e Portorecanati, Camerino, Mierma, 1993, II, pp. 26-27 – Giulio II aveva fatto appendere alla parete interna della Santa Casa un proiettile di bombarda cui era miracolosamente scampato nel recente assedio della Mirandola, in provincia di Modena.

[5] Biagio previde che il conclave che elesse Pio XII sarebbe durato solo 24 ore, ma pure che sarebbe stato l’ultimo ad essere celebrato nel palazzo del Quirinale.