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Nelle tiepide notti d'estate, gli spettatori potranno godersi l'esperienza estiva del cinema seduti comodamente, esplorando il rapporto emozionale tra cinema e musica. Potranno anche, dopo la proiezione, dilungarsi, parlando di cinema degustando del buon vino e ascoltando musica.

11.07 “Jersey Boys” di Clint Eastwood

18.07 “The Rocky Horror Picture Show” di Jim Sharman

25.07 “Tutti per uno” di Richard Lester (il primo film dei Beatles).

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Dialetto in pillole (22) ATTO I – SCENA SECONDA

Veglia funebre

Veglia funebre

La salma, zì Carola, Peppina, Catarina, Marietta, Nnetta, i parenti e i vicini

La commedia “La ‘égghia del mortu” (La veglia funebre) di Pina Zaccari è stata rappresentata nel 2009 e pubblicata in volume l’anno successivo. Ho collaborato con piacere a questa impresa, per la parte linguistica, e credo di far bene a riproporne alcuni passaggi, a cominciare da questo, perché si tratta di un’opera sulla quale c’è ancora parecchio da scoprire. Le foto sono di Fabio Marchetti.

Qui di seguito, il lamento per la morte di Giggio, marito di Peppina e padre di Catarina. La morte dell’uomo è stata improvvisa. L’inizio della scena seconda del primo atto raffigura la veglia funebre alla quale, oltre i parenti, partecipa tutto il vicinato, soprattutto quello femminile. Al quale vicinato non capiterà certo di annoiarsi: c’è sempre qualche cosa da dire su questo o su quella.

Interno: nella casa del caro estinto. Sul letto della camera matrimoniale è distesa la salma; intorno al capezzale sono disposte delle seggiole. Accanto al morto alcune donne siedono in silenzio; la vedova compiange sottovoce il defunto mentre la figlia cerca di riordinare la stanza. Al chiarore incerto dei lumini si intrecciano sommessi i dialoghi con i parenti e il vicinato che, alla spicciolata, arrivano per le condoglianze alla famiglia.
Peppina – O Giggiu mia!..Perché m’hî lassatu ? Sî statu sempre un omu bonu, de sestu, ce sêmu ulsuti sempre be’…Ade’ cume faguuuu..?

Catarina -Eh mà, cagiàteje…1 fate la bona,…metteteve a sede…Ve fagu ‘na capumilla…’Nte la faccia sête ‘erda cume u’ raganu !

Peppina – Massè…’ncora tremu cume ‘na canafoja 2…So’ ggita… fenita…Quannu hu ‘ntesu i llucchi del cumpare Nenu ,…iu nun me ne so’ nerdatta de gnè’ 3 …ma però c’éu le sudarelle a gghiacciu…Le gente se ‘mmucchiàa dàanti casa, ma iu nu’ ‘ntennèu monnu 4… Hu ‘istu a Giggiu ,longu, pe’ traèrsu, sopra al cariòlu …Me l’hanne purtatu a casa sopra a un cariòlu … Eh gente mia, … eh Madonna mia, …eh core de Gesù …m’ha presu i strembuló 5…nun me so’ ‘rcapezzata più!…Spritata 6…Se me dacèi ‘na curtellata, nun me scappàa ‘na goccia de sangue…

Catarina – Eh mà…’gnà che ve fate curaggiu…C’emu solu a vo’….’N du ‘ndamu a sbatte la testa?

Peppina – E perché propiu a me ?…Poru Giggiu mia, … sangue ‘ttaccatu …Mancu la morte è giusta!

Catarina – Parole sante …Babbu è statu sempre bonu cume el pà!
Lu’ ha cunusciutu solu che la fadiga, el maru e la fameja!

Locandina de "La 'égghia del mortu"

Locandina de “La ‘égghia del mortu”

1 Calmatevi, spagnolo callar.
2 Foglia di canna.
3 Non mi sono resa conto di nulla.
4 Non sentivo nessuno, non capivo quel che accadeva.
5 Tremare per la paura; veneto stremire (sgomentare, spaventare).
6 Spaventata.

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