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AMARCORD / Attualità Un personaggio leale dai grandi meriti, filosofia e vita di Luigi Rabuini

Luigi Rabuini tra i pugili dell'Accademia (foto portorecanatesi.it)

Luigi Rabuini tra i pugili dell’Accademia (foto portorecanatesi.it)

Ha cominciato nel 1925 lavorando di vanga e pala per sistemare il terreno di gioco del futuro campo sportivo Nazario Sauro; ha finito con un solenne rimbrotto nel 1979 a Franco Evangelisti, allora presidente della Federazione Pugilistica Italiana.

Luigi Rabuini è un personaggio da annoverare tra i padri fondatori dello sport portorecanatese: classe 1908, una verve che desta ammirazione e, almeno in chi scrive, anche un po’ di giustificata invidia. Un uomo con il gusto della vita all’aria aperta e ricca di appuntamenti agonistici, nonché di sfide, prima di tutto con se stesso.

“A zappare quel prato, con me – ricorda Rabuini – c’era la migliore gioventù del Porto. Facemmo un terreno di gioco per la nostra Adriatica che nel ’26 si iscrisse al campionato dei liberi; debuttammo contro l’Osimana, 1-0, segnai io”. Fu così che quei pionieri finirono per vincere il campionato regionale disputando la finale con il Fermo (3-2, con goal decisivo del diciottenne Rabuini dopo 3 ore e 25 minuti di gioco).

Luigi, Giggetto per tutti, partecipava intanto a gare ginniche e era anche un ottimo velocista: ricorda ancora con un pizzico di orgoglio una finale provinciale dei 200 piani a Macerata, finita con la milza a pezzi pur di non dare agli avversari la soddisfazione di vederlo ritirarsi. Il tutto, poi, era da conciliare con il posto di contabile al cementificio Scarfiotti dove, per 46 anni, ha lavorato con competenza e puntigliosità…

“Per me lo sport è stato la vita”, questa la filosofia di Rabuini, passato da giocatore a dirigente, veste nella quale ha firmato il periodo d’oro del calcio locale, quando gli Arancioni giunsero a intravedere, sia pure non vicinissima, la serie B, subito dopo la guerra. Proprio in quegli anni, mentre organizzava gare ciclistiche per dilettanti, inventò l’Accademia Pugilistica cogliendo rapidamente i primi successi: i suoi ragazzi si allenavano dove potevano, anche a casa sua, ma negli anni ’50 Porto Recanati disponeva dell’unica équipe marchigiana in grado di partecipare ai campionati nazionali a squadre.

I giovani affollavano la palestra Diaz sotto lo sguardo attento di Egidio Mosca, maestro dalle qualità tecniche eccezionali, invogliati dal fatto che Steve Klaus prediligeva la nostra cittadina per svolgervi gli allenamenti della Nazionale dilettanti.

“Dopo – è sempre Luigi Rabuini – qui sono venuti Loi, Benvenuti, Lopopolo e molti altri campioni. Ma la festa è finita: l’impiantistica sportiva non è più stata all’altezza di quel che veniva offerto da altre località e il mondo del pugilato ha incominciato a imbastardirsi. Forse per colpa della politica. “Al convegno dei presidenti di società, nel 1979, ho detto a Evangelisti che si doveva scegliere tra sport e politica: sono stato l’unico a votare contro il bilancio. Poi, li ho salutati tutti”.

Rabuini non ha peli sulla lingua. I presupposti dello sport per lui sono nell’impegno e nella lealtà rispetto alle regole. “Nel 1954, ai campionati nazionali di Ferrara ci fu un verdetto scandalosamente ingiusto contro il nostro Luciano Grilli. Il pubblico, imbestialito, minacciava sfracelli. Sono stato io, con la pena che si può immaginare, a salire sul ring e a predicare la calma”…

 

(l.p. – Corriere Adriatico dell’8 gennaio 1991)

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