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“Il Cartello” di Don Winslow, recensione breve

Il Cartello

Il Cartello

Recensione BREVE di Valerio Calzolaio

Titolo: Il Cartello

Autore: Don Winslow

Messico. L’ultimo decennio. Nel 2004 l’integerrimo incorruttibile 44enne Art Arturo Killer Keller fa l’apicoltore già da 4 anni nel monastero di Cristo del Deserto. Intelligente cattolico cresciuto in un barrio californiano, padre bianco, madre messicana bella come il figlio, zazzera scura, naso prominente, Ucla, moglie progressista e due bravi figli, Operazione Condor in Vietnam, poi agente Cia e Dea, ha dedicato vita e carriera alla guerra contro la droga, la famiglia non c’è più. Non vorrebbe più incrociare violenza, però lo rintracciano e lo avvisano: il suo amico giovanile e acerrimo nemico ultimo dei Barrera vuole andare dal supercarcere di San Diego al funerale della figlia deforme e ha accettato di confessare, mettendo pure una taglia di due milioni di dollari su Art, che lo aveva fatto arrestare. Il malvagio aristocratico Adán Barrera è un poco più giovane, basso smilzo, dolci occhi bruni e capelli neri, grande contabile imprenditore, orfano del possente violento fratello Raul e dello zio che dal piccolo distretto messicano di Badiraguato aveva preso in consegna il coordinamento di tutti i traffici malavitosi del confine con gli USA (3200 km). In carcere si fidanza gentilmente con Magda, poi evade e torna a essere il patron, deve sconfiggere altri narcos, alleati in modo incrociati con poliziotti e federali. Keller si rimette sulle sue tracce e si innamora di Marisol, ricomincia la caccia reciproca. Succede di tutto e di più, realmente.

Nuovo impedibile capolavoro di Don Winslow (New York, 1953), californiano da decenni. Dieci anni fa aveva pubblicato un magnifico romanzo con gli stessi protagonisti, “Il potere del cane”, ambientato soprattutto nel 1997. Le storie del narcotraffico avevano iniziato a intrecciarsi nel 1975 e sapevamo solo che Art e Adan (e anche Sean e Nora, che qui vengono solo di rado evocati) erano rimasti vivi, migliaia e migliaia erano morti per loro mano o causa loro. La mattanza riprende, in quasi ogni stato e anfratto del Messico (c’è un utile piantina a pag. 6-7): un continuo alternarsi di battaglie furibonde e alleanze tattiche fra criminale e criminale, gang e gang, Usa e Messico, agenti, servizi e corpi pubblici, politici. Non c’è niente di inventato e anzi le due elezioni presidenziali del 2006 e del 2012 sono raccontate in modo corretto e dettagliato. Chi conosce le storie dei femminicidi e delle maquiladoras, i differenti downtown e porti, le tradizioni e i cibi locali, le specifiche dinamiche ed evoluzioni dei vari cartelli, gli intrecci con il commercio di armi e con gli organi di informazione, gli affari con il Guatemala e la ‘ndrangheta scoprirà che quasi tutto è vero (non solo verosimile), stupendamente narrato (in terza varia) con un epico romanzo corale di quasi 900 pagine.

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