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La Germania riscopre lo scontro di piazza: questa volta su sicurezza e immigrazione

dal Sole 24 Ore

Una giornata campale per la Germania, tra piazza e palazzo, dopo le aggressioni di massa delle donne a Colonia nella notte di Capodanno, le cui denunce sono nel frattempo salite a 379. Da un lato la tensione nella città renana, con due manifestazioni ufficiali annunciate e una terza improvvisata dalle femministe sulla scalinata del duomo, culminata con l’interruzione della polizia del corteo degli anti-islamici di Pegida per lancio di petardi contro le forze dell’ordine.

Dall’altro la drammatica “dichiarazione di Magonza” della Cdu, con l’annuncio di Angela Merkel della proposta di “togliere il diritto d’asilo, o il diritto alla procedura per ottenerlo, ai profughi che dovessero macchiarsi di reati, anche per quelli per i quali è prevista la sospensione condizionale”. Un meccanismo che permetterebbe di accelerare le espulsioni per i profughi colpevoli, un’altra delle misure con le quali la cancelliera spera di recuperare una fiducia che vacilla dopo le aggressioni di Capodanno. Tutte ipotesi che, per essere approvate, dovranno trovare il consenso del partner di governo socialdemocratico: Merkel si dice “fiduciosa” ma Magonza ha di fatto segnato un punto di svolta nella politica sui migranti.

A confermarlo l’annuncio del ministro della Giustizia Heiko Maas (Spd) sull’inasprimento della legge sulle violenze sessuali deciso dal governo. Anche nei casi in cui la vittima non oppone una chiara resistenza perchè colta di sorpresa o impaurita come avvenuto a molte donne la famigerata notte dell’ultimo dell’anno. In una Colonia ancora lacerata per le violenze di Capodanno, due manifestazioni ufficiali contrapposte, quella del movimento anti-islamico Pegida e di una lega anti-razzista contro le destre, hanno messo a dura prova il dispositivo di sicurezza delle forze dell’ordine. Che questa volta ha funzionato, anche se le tensioni suscitate dal corteo di Pegida hanno infuocato il pomeriggio di Colonia, con scontri, impiego di idranti e lacrimogeni.

Sul campo 1.700 agenti della polizia locale e centinaia di uomini di quella federale. Le manifestazioni contro si sono fronteggiate anche fisicamente in Breslauer Platz, sul lato nord della stazione centrale dove è avvenuto il raduno dei due gruppi, divisi da una zona cuscinetto formata da transenne e poliziotti. Non è affatto inconsueto, in Germania, che due manifestazioni contrapposte vengano autorizzate sullo stesso luogo. Fa parte delle regole democratiche. Ma mentre quella della lega contro le destre si è svolta pacificamente, quella di Pegida è sfociata in scontri con la polizia e impiego di idranti, che ne hanno decretato la fine anticipata. All’appello dell’estrema destra hanno risposto circa 1700 partecipanti, secondo le ultime stime della polizia, almeno la metà hooligans legati al mondo degli ultras del calcio, aggressivi e pronti a creare disordini. L’affluenza è cresciuta durante i discorsi che hanno preceduto il corteo.

Discorsi di grande violenza verbale, che hanno acceso ancor più gli animi: “Angela Merkel peggior cancelliere dopo Hitler”, “Islam cancro e Pegida la sua cura”, “Profughi invasori che violentano donne e bambini”, alcune delle frasi più roboanti pronunciate dagli oratori. Poi il corteo, subito egemonizzato dagli hooligans: dopo pochi metri di percorso, il lancio di petardi e di bottiglie di vetro contro la polizia, il tentativo degli agenti di calmare la situazione, infine la decisione di far intervenire gli idranti, sospendere la manifestazione e disperdere gradualmente i più facinorosi. Bilancio finale: quattro feriti, un giornalista e tre poliziotti e diversi fermi. In mattinata un improvvisato flashmob di femministe aveva ravvivato la scalinata del duomo. Una manifestazione allegra e pacifica, ma con uno slogan drammatico: nessuna tolleranza per la violenza alle donne.

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