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Adriatico, la storia di un mare che unisce

La copertina del volume "Storia dell'Adriatico" di Pierre Cabanes (Il Lavoro Editoriale)

La copertina del volume “Storia dell’Adriatico” di Pierre Cabanes (Il Lavoro Editoriale)

ANSA.it

Il protagonismo del mare Adriatico, da più di duemila anni di storia all’attualità post guerra dei Balcani e della costruzione dell’Iniziativa Adriatico Ionica. Il libro ‘Storia dell’Adriatico’, presentato alla Loggia di Mercanti, è l’edizione italiana di ‘Histoire de l’Adriatique’ del 2001, curato da Pierre Cabanes, professore di Storia antica all’Università di Parigi X, edito da ‘Il Lavoro editoriale’ di Giorgio Mangani, traduzione di Valentina Conti, un volume arricchito da una parte iconografica con le carte geografiche storiche dell’area. “È chiaro che esiste una koinè adriatica, una comunità culturale nella quale, in passato, qualcuno ha addirittura delineato i contorni di un ‘homo adriaticus’ – ha detto Marco Pacetti, presidente del Centro alti studi europei -, il problema attuale è capire se questa figura e questa comunità hanno un futuro. Pur parlando della storia dell’Adriatico, la domanda è se questo bacino può diventare un lago interno di un’Europa, finalmente stabilizzata e allargata a tutte le ‘gens’ europee, o resta ancora un mare più di confine? Credo ci siano i migliori auspici perché questo mare diventi davvero un’area interna all’Europa perché, dopo il decennio terribile della fine degli anni ’90, ci sono state una serie di iniziative politiche che sono andate in questo senso e che hanno visto l’Italia, le Marche e Ancona protagoniste, con la Carta di Ancona, l’Iniziativa Adriatico Ionica per arrivare alla Mrai, che sta a segnalare come l’Adriatico venga ormai acquisito come una questione interna ad un’area-Europa vasta, da allargare a tutti i Balcani”.

L’Adriatico, ha ricordato Fabio Sturani, responsabile della segreteria del presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, “malgrado le separazioni storiche dell’Europa, è sempre stato, anche nella cultura popolare, un mare che unisce e non divide le popolazioni. Dall’essere zona di confine nelle due Europe del dopoguerra, oggi l’Adriatico crea opportunità, come quella della Mrai, nata anche da una capacità dei territori di collaborare insieme per la sua costruzione. Un lavoro dal basso, che ha visto le Marche e Ancona protagoniste, che oggi rappresenta quel valore aggiunto che ci potrà permettere di sviluppare una politica che veda la centralità del mare Adriatico”.
Una centralità con chiari riferimenti storici, ha spiegato Marco Moroni, già professore di Storia economica all’Università Politecnica delle Marche, che ha fatto dell’Adriatico “una linea di frontiera in cui, però, culture e popolazioni si sono confrontati. Un’area in cui non abbiamo assistito a scontri di civiltà e in cui, al di là dei momenti di guerra, i territori sono tornati a incontrarsi e a collaborare”. Il libro è stato realizzato con il contributo della Regione Marche.

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