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Salvabanche, pensionato suicida

Corriere.it

Manifestazione contro le banche (Corriere.it)

Manifestazione contro le banche (Corriere.it)

«Ho perso tutti i miei risparmi»

L’uomo, ex operaio dell’Enel, si era fidato della Banca dell’Etruria di cui era correntista fin da ragazzo. A adesso la moglie Lidia tema una denuncia da parte dell’istituto di credito
di Rinaldo Frignani

Era da mesi che si lamentava. Che credeva di essere stato raggirato, con il rischio di quelle obbligazioni subordinate – sottoscritte nella Banca Etruria dove era correntista da quando era ragazzo – lievitato da basso ad altissimo. Luigino D’Angelo, operaio dell’Enel ora in pensione, aveva forse capito che quei 110 mila euro risparmiati in tutta una vita e investiti su consiglio di qualche funzionario di banca erano in realtà in pericolo. E alla luce di quanto successo il 28 novembre scorso aveva ragione. «Non mi hanno rimborsato le obbligazioni, la banca sta fallendo. Così ho perso tutti i risparmi». Su quel biglietto per la moglie, che lei stessa ha trovato accanto al corpo del marito, c’è tutta la disperazione del pensionato suicida a 68 anni nella sua villetta alla periferia di Civitavecchia.

La lettera di accuse alla banca

Dopo undici giorni di silenzio, senza che la sua drammatica vicenda sia mai stata resa nota, la sua morte getta ora una luce sinistra sull’operazione Salvabanche che il 23 novembre scorso – con decreto legge -, azzerando le obbligazioni subordinate, ha consentito la sopravvivenza di quattro istituti di credito in crisi: Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti e Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. Passata una settimana d’inferno, cercando di capire come tornare in possesso dei suoi soldi, schiantato dalla disperazione, D’Angelo ha deciso di farla finita: solo in casa, si è impiccato al balconcino interno. Alle cinque del pomeriggio la moglie è tornata nella villetta e si è trovata davanti la macabra scena. Ma c’era anche quel biglietto a confermare i suoi sospetti sulle ragioni che avevano spinto il marito a togliersi la vita.

Le indagini

Lo scritto è stato acquisito dalla polizia che secondo alcuni avrebbe anche scoperto sul pc del suicida la documentazione che le lettere inviate alla banca per avere risposte mai arrivate, anche per la restituzione di un lingotto d’oro. Gli investigatori si sarebbero già recati nella filiale – dopo che al vecchio nome della banca è stata aggiunta la parola «Nuova» – per interrogare il direttore e i funzionari. Sul caso la Procura ha aperto un fascicolo. Sconvolti i familiari del signor Luigino ai quali ieri è arrivata la solidarietà di FederConsumatori e Adusbef che da tempo raccolgono le denunce di risparmiatori (si parla di 130 mila persone) che hanno perso tutto. E che ieri, invitando «a non fare gesti sconsiderati», hanno parlato di «esproprio criminale», annunciando di aver chiesto al procuratore di Civitavecchia di aprire un’indagine per istigazione al suicidio e di verificare «se il decreto di Bankitalia recepito dal governo sia compatibile con le norme penali e con la Costituzione».

La paura della moglie

La moglie del pensionato, la signora Lidia, avrebbe spiegato di essere ora preoccupata dalla possibilità che la banca possa presentare un’eventuale controdenuncia. Fra i commercianti e i vicini di casa di D’Angelo, c’è chi si ricorda di quell’uomo sempre più provato che non parlava di suicidio ma era comunque sconvolto da ciò che stava vivendo, anche prima del decreto Salvabanche e della cancellazione dei suoi risparmi. Proprio come lo erano mercoledì i 400 ex obbligazionisti di Banca Etruria riuniti in assemblea alla Borsa Merci di Arezzo. Da loro parole dure contro il governo: «Avete salvato le banche, avete inguaiato noi». E adesso il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per istigazione al suicidio. «Chiediamo alla Procura di Civitavecchia di aprire una indagine sulla base dell’art. 580 del Codice Penale, volta ad accertare eventuali responsabilità di terzi nel suicidio del pensionato – annuncia il presidente Carlo Rienzi -. In particolare vogliamo sapere se eventuali comportamenti di organi pubblici o soggetti privati abbiano potuto in quale modo contribuire al tragico gesto, spingendo l’uomo alla disperazione e quindi al suicidio». L’art. 580 del Codice penale afferma infatti: «Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni». «Si tratta di un episodio gravissimo, e il rischio maggiore è quello dell’emulazione – prosegue Rienzi – Per tale motivo è importante ricordare a chi in questi giorni ha perso tutti i risparmi a causa del salvataggio delle 4 banche, che non tutto è perduto, e che esistono azioni legali come quella avviata dal Codacons che mirano al recupero integrale degli investimenti».

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