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In compagnia della valuta cinese

100 RMB (fronte)

100 RMB (fronte)

100 RMB (retro)

100 RMB (retro)

Il Fondo monetario internazionale ha inserito la valuta cinese nei “diritti speciali di prelievo”, l’unità di conto dell’Fmi, assieme a dollaro, euro, sterlina, e yen. Un traguardo importante, ma per la parità con le altre monete la strada è ancora lunga, come ci scrive Giorgio Arfaras: – I diritti speciali di prelievo sono una sorta di “moneta delle monete”, un insieme di valute, un “paniere”, come si dice in gergo. Più precisamente, non è una valuta effettiva ma virtuale che serve ad ancorare le maggiori divise a un riferimento stabile, come una volta avveniva con l’oro-.

La Cina ha un peso nel commercio internazionale molto maggiore rispetto all’uso globale della sua moneta. Il contrario avviene con gli Stati Uniti. Il dollaro pesa negli scambi più di quanto pesino le esportazioni americane: il biglietto verde è usato per quasi il 50% degli scambi mondiali di merci, mentre l’export di merci a stelle e strisce è il 10% circa delle esportazioni mondiali. La Cina pesa per circa il 10% delle esportazioni mondiali, ma la sua moneta è usata per meno del 5% degli scambi. L’euro, al contrario, è usato nei commerci a un tasso simile al peso dell’export dell’eurozona. Nel tempo, comunque, la valuta cinese dovrebbe essere usata molto di più negli scambi di merci. Diverso è il caso degli scambi finanziari. La moneta cinese non è ancora liberamente convertibile, per cui i privati cinesi non possono liberamente venderla per comprare, per esempio, dollari e con i dollari comprare azioni statunitensi. Insomma, nonostante l’ingresso nel club del Fondo monetario internazionale, la moneta cinese non ha ancora raggiunto il livello delle altre, in termine di libertà di impiego.

Limes (Rivista geopolitica italiana)

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